il Colpo di Fulmine
Il colpo di fulmine, l’incontro di anime, il cosiddetto “vero amore”, appartiene di per sé ad una dimensione trascendente e, proprio per questo, non può essere interamente ricondotto alle semplici leggi astrali del divenire, caratterizzate da ciclicità, transitorietà e impermanenza. Chi si è realmente incontrato, chi si è riconosciuto in un eterno gioco di specchi in danza con il tempo, chi ha avvertito fin dal primo sguardo non soltanto un’attrazione fisica istantanea ma anche una inspiegabile familiarità, una connessione immediata, quasi ancestrale, non deve temere né la cosiddetta “crisi del settimo anno”, né tantomeno il famigerato “Saturno contro” o qualsiasi altra apparente criticità astrale. Ogni transito, ogni aspetto, ogni cambiamento del Cielo rappresenta infatti sempre e comunque una opportunità: una porta che si apre, una frequenza che cambia, una occasione per trasformare, approfondire o arricchire la relazione di nuove sfumature e nuovi stimoli. Il “colpo di fulmine”, invece, può manifestarsi in qualsiasi momento, a prescindere da qualsivoglia congiuntura astrale. Perché l’incontro di anime appartiene ad una realtà che va oltre lo spazio e oltre il tempo. È qualcosa che sfugge alla semplice cronologia degli eventi e che sembra emergere da una memoria più antica della memoria stessa. È il livello di consapevolezza raggiunto che fa la differenza. Per riconoscersi occorre prima sapere chi si è. Alcuni incontri non nascono: riemergono. Alcuni sguardi non iniziano qualcosa: ricordano. Eppure, tanto premesso, non è impossibile individuare nel Cielo alcune porte, simmetrie o particolari congiunture astrali capaci di favorire lo scoccare della scintilla. Vi sono Temi Natali che, se comparati, sembrano incastrarsi perfettamente l’uno con l’altro nei punti più caldi e magnetici. Così la chiave entra perfettamente nella serratura. Così due frequenze si riconoscono. Parimenti, esistono alcuni passaggi astrali che, in relazione al livello evolutivo del soggetto ricevente/agente, possono aprire vere e proprie porte nel Cielo e favorire le regole dell’attrazione: similes cum similibus, il simile con il simile. Il poeta, drammaturgo e politico francese Victor Hugo, esprimendosi al riguardo, così diceva:L'amore vero ha la stessa natura dell'anima e quindi è di per sé al di là delle spazio e del tempo.
“Quando due anime hanno compreso di essere fatte l’una per l’altra, che si sono cercate tanto a lungo nella folla, si sono finalmente trovate, quando si sono accorte di essere ben assortite, in sintonia e compatibili, in una parola di essere simili, allora si stabilisce tra di loro un’unione ardente che comincia sulla terra e continua per sempre nel cielo. Questa unione è amore, vero amore, come in verità pochissimi uomini riescono a concepire.”
Victor Hugo
“E' l'amore che move il Sole e tutte le altre stelle”
Dante Alighieri
Osho Rajneesh
Osho: "La paura non può condurre nessuno a Dio. Solo una totale assenza di paura ti può condurre a lui. Né sono un credente, da nessun punto di vista. Credere è di per sé cecità. Come può la cecità condurci alla realtà suprema? E non sono neppure un seguace di una qualsiasi religione, perché la religione non può essere racchiusa in categorie, come fossero compartimenti stagni. E' una ed è indivisibile. Ieri, quando ho affermato queste cose, una persona mi ha chiesto: "Allora sei ateo?", non sono ateo, né sono teista. Queste distinzioni sono superficiali, semplici giochi da intellettuali. Non hanno assolutamente nulla a che vedere con l'esistenza. L'esistenza non è divisa in "ciò che è" e ciò che non è": queste distinzioni sono opera della mente. Di conseguenza, sia l'ateismo che il teismo sono prodotti della mente, non toccano affatto il regno dello spirito. Lo spirito trascende entrambe le cose, il positivo e il negativo. Ciò che è, dimora oltre il positivo e il negativo. In altre parole, essi sono un'unica entità, e non sono divisi da alcuna linea di demarcazione. Nessun concetto accettato dall'intelletto può toccare quella dimensione. In verità, il teista deve liberarsi dalla sua fede, e l'ateo dalla sua mancanza di fede. Solo allora possono entrare nella dimensione del vero. Entrambe le idee sono ossessioni dell'intelletto. E ogni ossessione è un'imposizione. Non ci è richiesto di decidere cosa sia la verità, dobbiamo semplicemente aprirci e vedere la verità, così com'è. Ricorda che non dobbiamo decidere nulla, per ciò che concerne il vero, dobbiamo solo vederla. Colui che lascia cadere ogni supposizione dell'intelletto,ogni concezione logica, ogni ossessione e presupposto della mente, si apre alla verità, come i fiori si aprono alla luce. Ed è in questo aprirsi che diventa possibile la visione. Pertanto, io chiamo religioso colui che non è teista né è ateo. La religiosità è un salto dalla nozione di dualità, all'unità. Là dove non vi è pensiero, ma solo assenza di pensiero; là dove non vi è scelta, ma solo assenza di scelta; dove non vi sono parole, ma totale assenza di parole, là si entra nella sfera della religione." “. Articolo tratto da "Semi di Saggezza", Osho Ra.Nascita: 11.12.1831, Kuchwada, India.
Decesso: 19.2.1990, Pune, India.
Rispetta la tua unicità e abbandona i paragoni. Ricordati che sei unico.
Osho Rajneesh

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